Kropotkin non era pazzo

Posted on mar 28 luglio 2015 in Blog

L'articolo originale si intitola Kropotkin Was No Crackpot e fu scritto da Stephen Jay Gould nel 1997.

NEL TARDO 1909, due grandi uomini corrispondevano attraverso oceani, religioni, generazioni e razze. Leo Tolstoy, saggio della nonviolenza Cristiana nei suoi tardi anni, scrisse al giovane Mohandas Gandhi, che lottava per i diritti degli immigrati indiani nel Sudafrica.

Dio aiuti i nostri cari fratelli e collaboratori nel Transvaal. La stessa lotta del gentile contro il duro, della mansuetudine e dell'amore contro la superbia e la violenza, si sta facendo sentire sempre più anche qui in mezzo a noi.

Un anno più tardi, stanco dei litigi domestici, ed incapace di sopportare la contraddizione di una vita nella povertà Cristiana dentro una prosperosa tenuta gestita con i guadagni dei suoi grandi romanzi (scritti prima della sua conversione religiosa e pubblicati da sua moglie), Tolstoy fuggì in treno verso luoghi sconosciuti ed una più semplice fine per i suoi ultimi giorni. Scrisse a sua moglie:

La mia partenza ti addolorerà. Mi scuso per questo, ma capisco e credo che non potrei fare altrimenti. Il mio posto in casa sta, o è diventato insopportabile. A parte tutto, non posso vivere più nella condizione di lusso nella quale ero, quindi sto facendo ciò che i vecchi della mia età comunemente fanno: lasciare questa vita mondana per trascorrere gli utlimi giorni della mia vita in pace e solitudine.

Ma l'ultimio viaggio di Tolstoy fu sia breve che infelice. Meno di un mese più tardi, al freddo e spossato dai numerosi lunghi viaggi sui treni Russi mentre si avvicinava l'inverno, contrasse la polmonite e morì all'età di ottantadue anni nella casa del capostazione della fermata di Astapovo. Troppo debole per scrivere, dettò la sua ultima lettera il giorno 1 Novembre 1910. Indirizzata ad un figlio ed una moglie che non condividevano il suo punti di vista sulla nonviolenza Cristiana, Tolstoy offrì un ultimo consiglio:

Il punto di vista che avete acquisito su Darwinismo, evoluzione, e la lotta per la sopravvivenza non può spiegarvi il significato della vostra vita e non vi sarà da guida per le vostre azioni, ed una vita senza una spiegazione del suo significato ed importanza, e senza la guida incrollabile che ne deriva, è un esistenza pietosa. Pensateci. Lo dico, probabilmente alla vigilia della mia morte, perché vi amo.

La critica di Tolstoy è stata la più comune fra tutte le accuse volte contro Darwin, dalla pubblicazione de L'origine delle specie nel 1859 ad oggi. Il Darwinismo, l'accusa sostiene, compromette la moralità affermando che in natura il successo può venire misurato solamente come vittoria in una lotta all'ultimo sangue - la "lotta per la sopravvivenza" o "sopravvivenza del più adatto" per citare i motti scelti dallo stesso Darwin. Se volessimo il trionfo della "mansuetudine e dell'amore" sulla "superbia e la violenza" (come Tolstoy scrisse a Gandhi), allora dovremmo ripudiare il punto di vista di Darwin sulla natura - come Tolstoy dichiarò nell'appello finale ai suoi vigli erranti.

Quest'accusa contro Darwin è scorretta per due ragioni. Primo, la natura (non importa quanto crudele in termini umani) non fornisce basi per i nostri valori morali. (L'evoluzione potrebbe, al massimo, aiutare a spiegare perché abbiamo sentimenti morali, ma la natura non può mai decidere al posto nostro se una particolare azione è giusta o sbagliata.) Secondo, la "lotta per la sopravvivenza" di Darwin è una metafora astratta, non una dichiarazione esplicita riguardo alla lotta sanguinosa. Il successo riproduttivo, il criterio della selezione naturale, funziona in diversi modi: la vittoria in battaglia può essere una strada, ma cooperazione, simbiosi, e mutuo aiuto possono anch'essi assicurare il successo in diversi tempi e contesti. In un famoso passaggio, Darwin spiegò il suo concetto di lotta per l'evoluzione (Origin of Species, 1859, pp. 62-62):

Utilizzo questo termine in modo largo e metaforico includendo la dipendenza di un essere da un altro, ed includendo (cosa più importante) non solo la vita dell'individuo, ma il successo nel lasciare progenie. Due animali canini, in tempo di scarsità, si può dire che debbano combattere fra loro per ottenere cibo e vivere. Ma di una pianta sul limitare del deserto si può dire che combatta per la sua vita contro la scarità... Come l'esistenza del vischio che viene disseminato dagli uccelli, dipende da essi; e si può metaforicamente dire che lotti con le altre piante da frutto, nel tentare gli uccelli a mangiare e quindi spargere i suoi semi invece di quelli di altre piante. In questi diversi sensi, che transitano l'uno nell'altro, io uso per motivi di convenienza l'espressione generica di lotta per la sopravvivenza.

Eppure, in un altro senso, la critica di Tolstoy non è completamente priva di fondamento. Darwin presentò una definizione metaforica onnicomprensiva di lotta, ma i suoi esempi concreti favorivano certamente l'idea di battaglia sanguinosa - "La Natura, dai rossi denti ed artigli", da una frase di Tennyson così tanto citata che divenne presto un cliché della sua visione sulla vita. Darwin basò la sua teoria della selezione naturale sulla triste visione di Malthus secondo cui la crescita demografica supererà l'approvvigionamento di cibo e porterà ad una battaglia per le scarseggianti risorse. Inoltre, Darwin mantenne una visione limitata ma controllata dell'ecologia come di un mondo zeppo di specie in competizione - così in equilibrio e così affollato che una nuova forma potrebbe entrare solo spingendo fuori un precedente abitante. Darwin espresse questo punto di vista con una metafora ancora più centrale del concetto di lotta per la sua visione generale, la metafora del cuneo. La Natura, scrive Darwin, è come una superficie con 10.000 cunei piantati saldamente ad occupare tutto lo spazio disponibile. Una nuova specie (rappresentata come un cuneo) può guadagnare spazio in una comunità spingendosi in un piccolo spazio e scalzando fuori un altro cuneo. Il successo, da questo punto di vista, può essere ottenuto solo subentrando direttamente in aperta competizione.

Inoltre, il principale discepolo di Darwin, Thomas Henry Huxley avanzò questa visione "gladiatoriale" della selezione naturale (parole sue) in una serie di famosi saggi sull'etica. Huxley sosteneva che la predominanza della lotta sanguinosa definiva il senso della natura come non morale (non esplicitamente immorale, ma certamente inadatto ad offrire una guida al comportamento morale).

Dal punto di vista del moralista il mondo animale è circa al livello di uno spettacolo di gladiatori. Le creature sono abbastanza ben trattate e pronte alla battaglia - laddove il più forte, il più veloce, ed il più scaltro sopravvive per combattere un altro giorno. Lo spettatore non ha bisogno di girare il pollice in basso, dato che la lotta è senza quartiere.

Ma Huxeley va oltre. Ogni società umana che segua questa linea della natura si devolverà nell'anarchia e nella miseria - il mondo brutale di Hobbes del bellum omnium contra omnes (dove bellum significa "guerra", non bellezza): la guerra di tutti contro tutti. Pertanto, lo scopo principale della società deve risiedere nella mitigazione della lotta che definisce il percorso della natura. Studia la selezione naturale e fai il contrario nella società umana:

Ma nella società civile, l'inevitabile risultato dell'obbedienza [alla legge della lotta sanguinosa] è il ristabilirsi, in tutta la sua intensità, di quella lotta per la sopravvivenza - la guerra di chiunque contro tutti - la cui mitigazione o abolizione fu lo scopo finale dell'organizzazione sociale.

Questa apparente discordanza fra il modo naturale ed ogni speranza per una decenza sociale umana ha definito l'argomento principale di discussione sull'etica e l'evoluzione sin da Darwin. La soluzione di Huxley ha guadagnato molti sostenitori - la natura è cattiva non una guida morale ad eccezione, forse, di usarla come indicatore di ciò da evitare nella società umana. La mia preferenza si poggia su una diversa soluzione basata sul prendere seriamente il punto di vista metaforico di Darwin sulla lotta (certamente a fronte delle preferenze di Darwin per gli esempi sui gladiatori) - la natura è talvolta cattiva, talvolta buona (in realtà nessuno dei due, data l'inappropriatezza dei termini umani). Presentando esempi di tutti i comportamenti (alla metaforica voce di "lotta"), la natura non ne favorisce alcuno e non offre linee guida. I fatti della natura non possono fornire in alcun caso alcuna guida morale.

Ma una terza soluzione è stata sostenuta da alcuni pensatori che non desiderano trovare una base per la moralità nella natura e nell'evoluzione. Dato che pochi possono rilevare un gran conforto morale nell'interpretazione gladiatoriale, questa terza posizione deve riformulare il modo naturale. Le parole di Darwin sul carattere metaforico della lotta offrono un promettente punto di partenza. Si potrebbe sostenere che gli esempi sui gladiatori sono stati venduti troppo bene e travisati come predominanti. Forse la cooperazione ed il mutuo aiuto sono i risultati più comuni della lotta per la sopravvivenza. Forse è la comunione, piuttosto che il combattimento a portare un maggior successo riproduttivo nella maggioranza dei casi.

La più famosa espressione di questa terza soluzione può essere trovata in Il mutuo appoggio, pubblicato nel 1902 dal rivoluzionario anarchico Pëtr Kropotkin. (Dobbiano sfatare il vecchio stereotipo degli anarchici come barbuti bombaroli che si aggirano furtivamente per le strade della città nella notte. Kropotkin era un uomo geniale, quasi un santo, stando ad alcuni, che promosse la visione di piccole comunità auto organizzate mediante consenso per il beneficio di tutti, pertanto eliminando la necessità della maggior parte delle funzioni di un governo centrale.) Kropotkin, un nobiluomo russo, visse in esilio in Inghilterra per ragioni politiche. Scrisse Mutual Aid (in Inglese) come risposta diretta al saggio di Huxley sopracitato, "The Struggle for Existence in Human Society", pubblicato su The Ninteenth Century, nel febbraio 1888. Kropotkin rispose ad Huxley con una serie di articoli, anch'essi stampati su The Ninteenth Century e successivamente raccolti nel libro Il mutuo appoggio.

Come suggerisce il titolo, Kropotkin argomenta, nella sua premessa cardinale, che la lotta per l'esistenza solitamente tende verso il mutuo aiuto piuttosto che che la battaglia come principale criterio di successo evolutivo. La società umana deve quindi svilupparsi sulle nostre inclinazioni naturali (non invertirle, come sosteneva Huxley) formando un ordine morale che porterà pace e prosperità alla nostra specie. In una serie di capitoli, Kropotkin cerca d'illustrare una continuità fra la selezione naturale mediante mutuo appoggio fra gli animali e le basi per il successo di una sempre progressiva organizzazione sociale umana. I suoi cinque successivi capitoli riguardano il mutuo aiuto fra gli animali, fra i selvaggi, i barbari, nelle città medievali, e noi stessi.

Confesso di aver sempre visto Kropotkin come un folle eccentrico, anche se innegabilmente benintenzionato. Viene sempre presentato così nei corsi standard di biologia evolutiva - come uno di quei pensatori teneri e confusi che lasciano che la speranza ed il sentimentalismo intralcino la robustezza analitica e la disponibilità ad accettare la natura com'essa sia, nel bene e nel male. Dopotutto era un uomo dalle strane idee politiche e dagli ideali irrealizzabili, strappato dal contesto della sua giovinezza, uno straniero in terra straniera. Per di più il suo ritratto di Darwin combaciava così tanto con le sue idee sociali (il mutuo appoggio come prodotto di un'evoluzione senza la necessità di un'autorità centrale) che sul suo conto, uno potrebbe solamente vedere della speranza piuttosto che dell'accuratezza scientifica. Kropotkin è stato a lungo sulla mia lista dei potenziali argomenti per un saggio (se non altro perché volevo leggere il suo libro, e non ripetere la sua mera interpretazione del libro di testo), ma non l'ho mai fatto perché non riuscivo a trovare un contesto più ampio dell'uomo stesso. I pensatori eccentrici sono interessanti per farci delle chiacchiere, magari sulla psicologia, ma la vera eccentricità fornisce la peggior base possibile per le generalizzazioni.

Ma questa situazione cambiò in un lampo quando lessi un veramente ottimo articolo di Daniel P. Todes nell'ultimo numero di Isis (la nostra principale rivista specializzata in storia della scienza) intitolato "La Metafora Malthusiana di Darwin ed il Pensiero Evoluzionistico Russo, 1859-1917." Ho imparato che il provincialismo era mio nella mia ignoranza sul pensiero evoluzionistico Russo, non di Kropotkin nel suo isolamento in Inghilterra. (So leggere il russo, ma solo faticosamente, e con un dizionario - il che significa, per motivi pratici, che non so leggere la lingua.) Seppi che Darwin diventò un eroe per l'intellighenzia Russa ed influenzò la vita accademica in Russia forse più che in qualsiasi altro paese. Ma praticamente nessuna di queste opere russe è mai stata tradotta o quantomeno discussa nella letteratura inglese. Le idee di quella scuola ci sono sconosciute; non sappiamo nemmeno riconoscere i normi dei principali protagonisti. Conoscevo Kropotkin perché pubblicò in inglese e visse in Inghilterra, ma non avevo mai capito che lui rappresentava una ben sviluppata e comune critica russa a Darwin, basata su ragioni interessanti e coerenti tradizioni nazionali. L'articolo di Todes non rende Kropotkin più corretto, ma dispone i suoi scritti in un contesto generale che richiede il nostro rispetto e produce notevole ispirazione. Kropotkin faceva parte di un grande fiume di pensiero che scorreva in una direzione poco famigliare, non era un piccolo isolato torrentello.

La scuola russa di critica a Darwin, argomenta Todes, basa la sua premessa principale sul netto rifiuto dell'affermazione di Malthus che la competizione, in stile gladiatoriale, debba dominare in un mondo sempre più affollato, dove la popolazione, in crescita geometrica, inevitabilmente eccede le riserve di cibo che possono solamente crescere aritmeticamente. Tolstoy, parlando per il consenso dei suoi compatrioti, bollò Malthus come una "malefica mediocrità."

Todes trova un eterogeneo insieme di ragioni dietro l'ostilità russa verso Malthus. Obiezioni politiche alla caratteristica cane-mangia-cane della competizione industriale occidentale crebbero da entrambi gli estremi dello spettro Russo. Todes scrive:

I radicali, che speravano di costruire una società socialista, videro Malthus come una corrente reazionaria nell'economia politica borghese. I conservatori, che speravano di preservare le virtù comuni della Russia zarista, lo videro come un'espressione del "modello nazionale Britannico".

Ma Todes identifica una ragione più interessante nell'esperienza immediata della terra e della storia naturale Russa. Abbiamo tutti la tendenza naturale a derivare teorie universali partendo da un limitato dominio di circostanze attinenti. Molti genetisti leggono l'intero mondo dell'evoluzione fra i confini di una boccetta da laboratorio piena di moscerini della frutta. La mia crescente dubbiosità riguardo agli adattamenti universali deriva in gran parte, indubbiamente, dal fatto che io studi una peculiare lumaca che varia così ampiamente e capricciosamente all'interno di un apparentemente invariante ambiente, piuttosto che da un uccello in volo o qualche altra meraviglia della natura.

La Russia è un paese immenso, sotto-popolato dal punto di vista del diciannovesimo secolo riguardo al suo potenziale agricolo. La Russia è anche, in gran parte della sua area, una terra aspra, dove la competizione pone un organismo più facilmente contro l'ambiente (come nella metafora di Darwin della pianta sul limitare del deserto) piuttosto che contro un organismo in diretta e sanguinosa battaglia. Come può qualsiasi russo, con una profonda sensibilità per il proprio paesaggio, vedere il principio di Malthus della sovra-popolazione come fondamento di una teoria sull'evoluzione? Todes scrive:

Era estraneo alla loro esperienza perché, molto semplicemente, l'enorme massa di terra della Russia sminuiva la propria sparsa popolazione. Per un russo immaginare un inesorabile incremento di popolazione inevitabilmente proteso verso le riserve di cibo e lo spazio richiedeva un bel salto d'immaginazione.

Se questi critici russi potrebbero onestamente legare il proprio scetticismo alla visione del proprio cortile di casa, essi potrebbero anche riconoscere che l'entusiasmo opposto di Darwin potrebbe ricordare la provincialità dei suoi diversi circondari, piuttosto che un insieme di verità necessariamente universali. Malthus è un miglior profeta in un paese industriale affollato che professa un ideale di competizione aperta in un libero mercato. Inoltre è stato spesso appuntato che sia Darwin che Alfred Russel Wallace svilupparono indipendentemente la teoria della selezione naturale in seguito alle prime esperienze con la storia naturale nei tropici. Entrambi dichiararono di ispirarsi a Malthus, ancora indipendentemente; ma se la fortuna favorisce la mente preparata, allora la loro esperienza tropicale probabilmente dispose entrambi gli uomini a leggere Malthus con risonanza ed approvazione. Nessun'altra zona della Terra è così ricca di specie, e quindi così piena di competizione fra corpi. Un inglese che ha imparato le vie della natura ai tropici era quasi del tutto obbligato a vedere l'evoluzione in modo diverso da un russo alimentato da storie sulla steppa siberiana.

Ad esempio, N. I. Danielevsky, un esperto di pesca e dinamiche della popolazione, pubblicò nel 1885 una grossa critica in due volumi sul darwinismo. Identificò la lotta per il personale vantaggio come il credo di un distintamente britannico "modello nazionale" al contrario dei vecchio valore slavo del collettivismo. Un ragazzino inglese, scrive, "fa a botte uno contro uno, non in gruppo come a noi russi piace fare." Denielevsky vide la competizione Darwiniana come "una pura dottrina inglese" fondata su una linea di pensiero britannica che si estende da Hobbes attraverso Adam Smith fino a Malthus. La selezione naturale, scrisse, ha le radici nella "guerra di tutti contro tutti, ora chiamata lotta per l'esistenza - la teoria politica di Hobbes sulla concorrenza - la teoria economica di Adam Smith. ...Malthus applicò lo stesso identico principio al problema della popolazione. ... Darwin estese sia la teoria parziale di Malthus che la teoria generale degli economisti politici al mondo organico." (Virgolettato dall'articolo di Todes.)

Quando ci rivolgiamo a Il mutuo appoggio di Kropotkin alla luce delle scoperte di Todes sul pensiero evolutivo russo, dobbiamo invertire il punto di vista tradizionale ed interpretare la sua opera come corrente principale della critica russa, non una nevrosi personale. La logica centrale dell'argomento di Kropotkin è semplice, lineare, ed ampiamente convincente.

Kropotkin inizia riconoscendo che la lotta gioca un ruolo centrale nelle vite degli organismi e fornisce anche l'impulso principale per la loro evoluzione. Ma Kropotkin afferma che la lotta non dev'essere vista come un fenomeno unitario. Dev'essere divisa in due fondamentalmente diverse forme con significati evolutivi diversi. Dobbiamo riconoscere, prima di tutto, la lotta dell'organismo contro l'organismo per le risorse limitate - il tema che Malthus impartì a Darwin e che Huxley descrisse come gladiatoriale. Questa forma di lotta diretta conduce alla competizione per il vantaggio personale.

Ma una seconda forma di lotta - lo stile che Darwin chiamò mateforico - pone l'organismo contro la durezza dell'ambiente fisico circostante, non contro altri membri delle stesse specie. Gli organismi devono lottare per mantenersi al caldo, per sopravvivere agli improvvisi ed imprevedibili pericoli del fuoco e della tempesta, per sopravvivere attraverso duri periodi di siccità, neve, o pestilenza. Queste forme di lotta tra organismo ed ambiente vengono meglio combattute mediante cooperazione fra membri della stessa specie tramite mutuo appoggio. Se la lotta per l'esistenza pone due leoni contro una zebra, allora saremmo testimoni di una battaglia felina e di una carneficina equina. Ma se il leoni lottano assieme contro la durezza di un ambiente inanimato, allora il combattimento non rimuoverebbe il nemico comune - mentre la cooperazione potrebbe superare il pericolo più di quanto potrebbe ogni singolo individuo.

Kropotkin quindi creò una dicotomia nella nozione generale di lotta - due forme opposte: (1) organismo contro organismo della stessa specie per le risorse limitate, che conduce alla competizione; e (2) organismo contro ambiente, che conduce alla cooperazione.

Nessun naturalista dubiterà che l'idea di lotta per la vita portata avanti attraverso la natura organica sia la più grande generalizzazione di questo secolo. La vita è lotta; ed in questa lotta il più adatto sopravvive. Ma le risposte alle domande "con che armi la lotta vien principalmente portata avanti?" e "chi sono i più adatti nella lotta?" varieranno ampiamente a seconda dell'importanza data ai due diversi aspetti della lotta: quello diretto, per il cibo ed il riparo tra individui separati, e la lotta che Darwin descrisse come "metaforica" - la lotta, molto spesso collettiva, contro le circostanze avverse.

Darwin riconobbe l'esistenza di entrambe le forme, ma la sua lealtà a Malthus e la sua visione di una natura affollata di specie lo condusse ad enfatizzare l'aspetto competitivo. I devoti di Darwin meno sofisticati quindi esaltarono la visione competitiva ad una quasi esclusività, e vi poggiarono pure sopra un significato sociale e morale.

Arrivarono a concepire il mondo animale come un mondo di perenne lotta fra individui affamati che si abbeverano dell'altrui sangue. Fecero risuonare la letteratura moderna al grido di guerra di "guai ai vinti", come se fossero le ultime parole della moderna biologia. Per vantaggio personale innalzarono la lotta "spietata" alle altezze di un principio biologico che l'umano stesso dovesse sottoscrivere, sotto la minaccia di soccombere altrimenti in un mondo basato sullo sterminio recuproco.

Kropotkin non negò la forma competitiva di lotta, ma sostenne che lo stile cooperativo era stato sottovalutato e dovesse invece bilanciare od anche predominare sulla competizione se si considera la natura nel suo complesso.

C'è un'immensa quantità di guerra e sterminio in corso fra diverse specie; c'è, al tempo stesso, altrettanto, o forse ancora più, mutuo supporto, mutuo aiuto, e mutua difesa... La socialità è una regola della natura altrettanto quanto la reciproca lotta.

Mentre Kropotkin trafficava con i suoi selezionati esempi e costruì il motore per le proprie preferenze, divenne sempre più convinto che lo stile cooperativo, che conduce al mutuo appoggio, non solo predominava in generale ma anche caratterizzava le più avanzate creature di qualsiasi gruppo: formiche tra gli insetti, mammiferi tra i vertebrati. Il mutuo appoggio quindi divenne un principio più importante rispetto alla competizione ed alla carneficina:

Se noi ... chiediamo alla Natura: "chi sono i più adatti: coloro che sono in continua guerra fra di loro, o coloro che si sostengono a vicenda?" noi ad un tratto vediamo che quegli animali che acquisiscono abitudini di mutuo aiuto sono senza dubbio di più adatti. Essi hanno più possibilità di sopravvivere, e raggiungono, nelle loro rispettive classi, il più elevato sviluppo intellettivo e di organizzazione corporea.

Se chiedessimo perché Kropotkin favorì la cooperazione mentre la maggior parte dei sostenitori di Darwin del diciannovesimo secolo sostenevano la competizione come risultato predominante della lotta in natura, emergerebbero due ragioni principali. La prima appare meno interessante, com'è ovvio sotto il vagamente cinico ma assolutamente realistico che i veri credenti tendono a leggere le loro preferenze sociali nella natura. Kropotkin, l'anarchico che desiderava sostituire le leggi del governo centrale con il consenso di comunità locali, certamente sperava di localizzare una profonda preferenza per il mutuo appoggio nel più profondo midollo evolutivo del nostro essere. Lasciate che il mutuo appoggio pervada la natura e la cooperazione umana diventa una semplice istanza della legge della vita.

Né lo schiacciante potere dello Stato centralizzato né gli insegnamenti di odio reciproco e lotta spietata che arrivarono, abbelliti con gli attributi della scienza, da obbligare filosofi e sociologi, potrebbero estirpare il sentimento di umana solidarietà, profondamente alloggiato nell'umana ragione e nel cuore, perché esso è stato alimentato da tutta la nostra precedente evoluzione.

Ma la seconda ragione è più illuminante, come un benvenuto input dall'esperienza personale di Kropotkin come naturalista e conferma dell'intrigante tesi di Todes secondo cui l'usuale fluire dall'ideologia all'interpretazione della natura dovrebbe talvolta venire invertito, e far sì che il paesaggio colori la preferenza sociale. Quando era ragazzo, molto prima della sua conversione al radicalismo politico, Kropotkin trascorse cinque anni in Siberia (1862-1866) poco dopo che Darwin pubblicò L'origine delle specie. Ci andò come ufficiale militare, ma il suo mandato servì come comoda copertura al suo desiderio di studiare la geologia, geografia e zoologia del vasto entroterra russo. Là, al polo opposto rispetto alle esperienze tropicali di Darwin, dimorò nell'ambiente meno favorevole al punto vista di Malthus. Osservò un mondo sparsamente popolato, spazzato da frequenti catastrofi che minacciavano le poche specie in grado di trovar posto in tale desolazione. In quando potenziale discepolo di Darwin, cerco la competizione, ma raramente ne trovo alcuna. Al contrario, continuò ad osservare i benefici del mutuo aiuto nel far fronte alla durezza esteriore che minacciava tutti allo stesso modo e che non poteva esser affrontata con degli analoghi della guerra e del combattimento.

Kropotkin, in breve, ebbe una personale ed empirica ragione per vedere con favore la cooperazione quanto forza naturale. Egli scelse questo argomento come paragrafo d'apertura per Il mutuo appoggio:

Due aspetti della vita animale mi impressionarono maggiormente durante i viaggi che feci in gioventù nella Siberia orientale e nella Manciuria settentrionale. Uno di essi era l'estrema severità della lotta per l'esistenza che la maggior parte delle specie di animali dovevano portare avanti contro una Natura inclemente; l'enorme distruzione di vite che periodicamente risultava dagli agenti naturali; e la conseguente scarsità di vita sul territorio che cadde sotto la mia osservazione. E l'altra era, che anche in quei pochi punti dove la vita animale brulicava in abbondanza, non riuscii a trovare - nonostante la stessi avidamente cercando - quell'amara lotta per la sopravvivenza tra animali appartenenti alle stesse specie, che era considerata dalla maggior parte dei darwinisti (anche se non sempre da Darwin stesso) come la caratteristica dominante della lotta per la vita, ed il fattore principale dell'evoluzione.

Cosa possiamo farci oggi dell'argomento di Kropotkin, e di tutta la scuola russa rappresentata da lui? Erano solo vittime di una speranza culturale e conservatorismo intellettuale? Non penso. In realtà, vorrei sostenere che l'argomento base di Kropotkin è corretto. La lotta occorre in diverse modalità, ed alcune conducono alla cooperazione tra i membri di una specie come percorso migliore per avvantaggiare gli individui. Se Kropotkin sopravvalutò il reciproco aiuto, la maggior parte dei darwinisti dell'Europa occidentale esagerarono la competizione altrettanto fortemente. Se Kropotkin trasse inappropriata speranza per una riforma sociale dal suo concetto di natura, altri darwinisti errarono altrettanto fermamente (e per motivi che la maggior parte di noi vorrebbe ora biasimare) nel giustificare conquiste imperiali, razzismo, ed oppressione degli operai come dura conseguenza nella selezione naturale nella modalità competitiva.

Vorrei criticare Kropotkin in solo due modi - uno tecnico, e l'altro generale. Fece un errore concettuale comune a non riconoscere che la selezione naturale è un argomento sui vantaggi dei singoli organismi, in qualsiasi modo lottino. Il risultato della lotta per l'esistenza può essere la cooperazione piuttosto che la competizione, ma il mutuo appoggio deve beneficiare i singoli organismi nel mondo della spiegazione di Darwin. Kropotkin talvolta parla di mutuo aiuto come preferenza per il benessere di intere popolazioni o specie - un concetto estraneo alla logica darwiniana classica (dove gli organismi lavorano, anche se inconsciamente, per il proprio stesso benessere in termini di geni passati alle future generazioni). Ma Kropotkin anche (e spesso) riconobbe che la preferenza per il mutuo appoggio beneficia direttamente ogni individuo nella sua lotta per il personale successo. Quindi, se Kropotkin con comprese tutte le implicazioni dell'argomento base di Darwin, incluse la soluzione ortodossa come principale giustificazione per il mutuo appoggio.

Più generalmente, mi piace applicare una qualsivoglia cinica regola empirica nel giudicare gli argomenti sulla natura che hanno anche implicazioni sociali: quando certe dichiarazioni permeano la natura con solo quelle proprietà che ci fanno sentire bene o che alimentano i nostri pregiudizi, bisogne essere doppiamente sospettosi. Sono particolarmente prudente con argomenti che trovano gentilezza, reciprocità, sinergia, armonia - gli stessi elementi che cerchiamo con forza, e così spesso infruttuosamente, di inserire nelle nostre vite - intrinsecamente nella natura. Non vedo prove per la noosfera di Teilhard, per lo stile olistico californiano di Capra, per la risonanza morfica di Sheldrake. Gaia mi colpisce come una metafora, non come un meccanismo. (Le metafore possono essere liberatorie ed illuminanti, ma nuove teorie scientifiche devono fornire dichiarazioni riguardo la causalità. Gaia, a me, sembra solo riformulare, con diversi temini, le conclusioni fondamentali da lungo conseguite dai classici argomenti riduzionisti della teoria dei cicli biogeochimici.)

Non ci sono scorciatoie per l'illuminazione morale. La natura non è intrinsecamente qualcosa che possa offrire conforto o ristoro in termini umani - se non altro perché le nostre specie sono delle ritardatarie insignificanti in un mondo non costruito per noi. Tanto meglio. Le risposte ai dilemmi morali non giacciono là fuori, aspettando di essere scoperte. Esse risiedono, come il regno di Dio, dentro noi - il punto più difficile ed inaccessibile per qualsiasi scoperta o consenso.