La posizione dei primitivisti verso la scienza

Posted on gio 13 luglio 2017 in Blog

Questo articolo nasce in seguito a delle discussioni ed un approfondimento personale sull'argomento. Ho visto diversi primitivisti usare in modo ambiguo il termine "scienza", ed ancora di più, a scopi retorici, la parola composta "tecnoscienza", ed affermare che essa e le tecniche che derivano dalla sua applicazione pratica, sono intrinsecamente corrotte quando è un sistema capitalistico a produrle e perciò non possono che portare a corruzione e soprusi. Dato che questa ambiguita non mi piace e rende difficile un discorso onesto sulla questione, preferisco separare la scienza intesa come metodo d'indagine e quella indicante l'insieme delle conoscenze ottenute mediante metodo scientifico. Mentre la tecnica e la tecnologia sono le applicazioni pratiche di queste conoscenze.

Scienza come metodo

Il metodo scientifico è uno strumento cognitivo d'indagine che permette di filtrare ciò che può portare ad una maggior conoscenza da ciò che non lo può fare. Aiuta ad essere vigili rispetto ad idee dogmatiche che rischiano di intrappolare il nostro pensiero in un circolo di auto-conferme nel quale ogni confutazione può venire scartata impedendoci di accorgerci dei nostri errori. Se il primitivismo rifiuta la scienza anche come metodo, mi chiedo quali strumenti offra per assicurarsi di non trovarsi intrappolato in idee dogmatiche, ed anzi, al contrario, avere una libertà di pensiero maggiore rispetto a chi segue il metodo scientifico. Ho avuto l'impressione che nel dibattito su cosa sia la scienza, essi identifichino il metodo unicamente con il positivismo, rifiutino le analisi di Popper e Kuhn per abbracciare in modo parziale le idee di Feyerabend, che pose delle intelligenti critiche al metodo ed alla corrente falsificazionista. Mi viene in mente un parallelo con Bertrand Russell: sarebbe come se tutti gli studiosi logici e matematici, nel momento in cui Russell aveva ideato il paradosso del barbiere, invece di cercare di capire come fosse possibile che una proposizione ricorsiva mettesse in crisi quella che sembrava una solidissima disciplina, avessero alzato le mani esclamando "non esiste più la logica!". Non avremmo avuto Kurt Gödel, che con i suoi teoremi sull'incompletezza scoprì delle caratteristiche fondamentali, non solo della matematica e della logica, ma di qualsiasi linguaggio formale sufficientemente completo. Forse i primitivisti sarebbero soddisfatti, perché questo avrebbe bloccato anche la - o meglio, ritardato l'inevitabile - scienza informatica. Ritengo quindi che, in mancanza di alternative migliori, il metodo scientifico sia un ottimo strumento cognitivo che permette, non solo di valutare la qualità delle conoscenze e delle idee su cui si indaga, ma anche di fare una buona analisi di ciò che si ritiene di conoscere e delle proprie ipotesi e teorie. È uno strumento liberatorio e collaborativo, dal momento che ci permette di essere critici verso qualsiasi dogma ed imposizione dall'alto e di poterlo fare al di fuori della soggettività individuale.

Scienza come conoscenza

Riguardo all'affermazione che la scienza e le tecniche che derivano dalla sua applicazione pratica, siano intrinsecamente corrotte quando è un sistema capitalistico a produrle, portando come esempi delle applicazioni pratiche di conoscenze scientifiche utilizzate per controllare, reprimere e mantenere lo status quo gerarchico, bisogna osservare che, seppur la scienza venga usata anche a scopi repressivi e per mantenere ben salde delle posizioni di potere e dominio, questo non significa necessariamente che abbia inclinazioni repressive e di dominio. Affermarlo è una fallacia logica d'induzione, una generalizzazione indebita, come scritto sopra. La scienza è la conoscenza di ciò che ci circonda, anche se talvolta non esprimibile direttamente. Quanto appena scritto non significa sostenere l'idea di una completa neutralità degli strumenti, che al contrario, possono avere tendenze ed inclinazioni. Si pensi agli armamenti. Alcuni strumenti sono eticamente neutrali, altri no. Vado nel particolare riguardo agli studi scientifici sulla genetica o sulle cure per le malattie, dato che vengono spesso citati, facendo paragoni con l'eugenetica allo scopo di fare un chiaro richiamo retorico agli esperimenti nazisti. A parte la velata reductio da Hitlerum, farei notare che c'è una notevole differenza tra il voler cercare di creare una sorta di razza perfetta a danno e sofferenza degli individui (umani, non umani, pochi, molti che siano) e desiderare che una terapia genetica embrionale possa evitare al figlio di contrarre una probabilissima distrofia muscolare o qualche altra malattia molto grave che gli farebbe passare una vita di sofferenza e dipendenza da cure e farmaci. Inoltre, volendo continuare ad applicare indebitamente l'analogia con l'eugenetica, bisognerebbe chiedersi se, quando si hanno le conoscenze per curare e prevenire mali, ma si sceglie di non applicarle lasciando che sia la natura a selezionare chi può vivere, non si stia utilizzando comunque una forma passiva di eugenetica. Rifiutare d'intervenire nonostante la presenza di conoscenze e la possibilità di farlo, rende la passività un'altra forma di azione che, conseguentemente, ci vede altrettanto coinvolti e colpevoli. Come ci si può tenere alla larga da qualsiasi conoscenza, in modo da essere realmente non coinvolti, passivi e quindi assolti (per parafrasare "La canzone del Maggio" di De André)? Vivendo il più possibile isolati da qualsiasi contatto con essa, oppure agendo in modo autoritario per bloccarne l'acquisizione? Questo non porterebbe forse ad una china oscurantista ed una società tutt'altro che libera? Non mi risulta che l'ignoranza, l'oscurantismo e le imposizioni autoritarie abbiano mai portato maggiori libertà, al contrario di quanto potrebbe affermare uno slogan da distopia orwelliana. Siamo nel campo della dittatura del primitivato, per parafrasare Marx. La ricerca genetica, che i primitivisti definiscono eugenetica, è la stessa che ha permesso di poter confutare completamente la pseudo scientifica teoria della razza, ad esempio. Purtroppo, ho potuto notare personalmente che, a fronte di obiezioni simili, molti primitivisti si barricano dietro a litanie retoriche come quella della "megamacchina che macina milioni e milioni di corpi", ripetute fino a quando paiono efficaci: "Così diciamo tutti! Amen!".

Per concludere, condivido diverse critiche riguardo a come viene prodotta la conoscenza ed all'applicazione pratica che spesso ne viene fatta, ma mi rendo conto che lo stesso metodo scientifico che viene utilizzato per la sperimentazione di farmaci sugli animali per la fabbricazione di medicinali che intervengono a malattia già contratta o per le future terapie generiche o sulle cellule staminali, è anche alla base dei numerosi studi sull'alimentazione effettuati su gruppi di soggetti umani che hanno portato a comprendere che una dieta completamente vegetale, che eviti qualsiasi prodotto di origine animale, può prevenire l'insorgere di diabete, tumori e malattie cardiovascolari, rendendo quindi del tutto non necessario in quegli ambiti l'utilizzo di farmaci prodotti mediante test su animali. Questo getta le basi di conoscenza necessarie che potranno permettere a sempre più persone di uscire dall'ignoranza e dai pregiudizi che ora stanno indirettamente causando la sofferenza e la morte di miliardi di animali in allevamenti e laboratori... quelli della "megamacchina che macina e macina". La scienza, come conoscenza e la scienza come strumento d'indagine, non possono che portare con se anche delle caratteristiche liberatorie, nel senso di "liberi di" - fare, pensare, agire, l'assenza di essa al contrario ci libera solo "da" - sapere, capire, decidere coscientemente. Solo la conoscenza ci può portare ad una maggior comprensione (etimo: prendere insieme, abbracciare con la mente) dell'universo e tutti gli esseri senzienti: animali umani, non umani e ed i possibili futuri esseri artificiali. Mai il contrario.

Alcune di queste riflessioni sono nate anche dopo la lettura dei vari articoli su Umanità Nuova sull'argomento transumanesimo (in ordine cronologico inverso).